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Fabrizio Romano: giù la maschera!
Diamo una notizia: Fabrizio Romano lascerà l’ambito della cronaca del calciomercato dopo più di dieci anni di servizio. Lo ha annunciato in modo inequivocabile ad agosto 2026 con un post su LinkedIn nel solito linguaggio fatto di promesse e piccole anticipazioni, praticamente nel modo in cui si conduce lo stesso mestiere dell’«esperto di mercato», rappresentante distopico di una figura professionale e intellettuale ormai svuotata di ogni senso nobile e culturale.

Romano, in verità, aveva lasciato già da qualche mese degli indizi verso questa direzione: nelle svariate interviste da lui concesse negli ultimi tempi aveva promesso che presto si sarebbe dedicato a un «giornalismo di qualità» – excusatio non petita, accusatio manifesta? – in cui avrebbe portato contenuti più elaborati, più concretamente spiegoni sul perché il Chelsea, ad esempio, si riempia di determinati calciatori o raccontarci ancora più in profondità nelle viscere del mondo di agenti procuratori, intermediari e calciatori che firmano contratti nella notte.
Alfredo Pedullà, onore a lui, sul caro vecchio X si rivolgeva a lui come il Cavaliere Bianco. Una possibile ipotesi è che potrebbe riferirsi allo sketch di Gigi Proietti, in cui il cavaliere bianco e il cavaliere nero si affrontano a duello; il cavaliere nero sconfigge il cavaliere bianco e poi, di volta in volta si presentano tre figli del cavaliere bianco ad affrontarlo; questo potrebbe riferirsi al fatto che Fabrizio Romano fosse un collega-discepolo di Gianluca Di Marzio e Luca Marchetti, come raccontato da lui stesso più volte.
In questo senso, Pedullà, noto per sua narrazione di “sconfiggere” i cavalieri bianchi arrivando prima delle notizie, ha duellato con Romano (e Di Marzio soprattutto) sulla paternità di quelle notizie. All’epoca, Pedullà accusava Fabrizio Romano di «non citare le fonti» e che il suo successo fosse dovuto sostanzialmente dal suo scrivere in inglese (qualcosa che lo stesso Romano confermerà come iniziale causa del suo successo).
Non potremmo essere più d’accordo con Fabrizio Romano riguardo alla necessità di compiere un salto di qualità nel suo giornalismo: è facile accorgersi come l’«esperto di mercato» sia fra le declinazioni del mestiere del giornalismo più lontano dal suo scopo più interessante. Principalmente, perché quasi sempre privo di critica e spunti di riflessione, quindi fondato interamente su rapporti opportunistici e d’interesse: non sarebbe sbagliato sintetizzare il ruolo dell’«esperto di mercato» come un addetto stampa dei salotti che contano, se riduciamo all’osso le loro funzioni, i metodi di ricerca delle notizie e il modo in cui devono mantenere l’equilibrio con le loro fonti.
D’altronde basterebbe ragionarci un momento: quando un «esperto di mercato» conosce una trattativa, quasi sempre è perché è personalmente in contatto con alcune delle parti coinvolte; che sia il calciatore, l’agente procuratore, uno dei dirigenti dei due club. Va senza dire, non è complottismo supporre che spesso coincida con un determinato interesse di una delle parti in causa nel rivelare certe informazioni. È raro che a conoscere di queste trattative sia qualcuno di realmente esterno alla vicenda – per quanto Romano abbia fatto intendere che spesso a comunicargli queste informazioni possano essere cuochi personali del calciatore, o altri tipi di lavoratori che orbitano attorno a queste sfere – e quindi completamente disinteressato a un esito.
